Tra la mappa e il territorio: perché idealizziamo o realizziamo?
Tutti conosciamo la differenza tra chi propone visioni straordinarie e chi fa accadere le cose. Ma l’inclinazione a idealizzare o a realizzare non è un semplice tratto caratteriale: è il modo in cui le nostre esperienze personali più profonde riprogrammano la nostra mente.
Per comprendere questa dinamica, possiamo incrociare la psicologia della personalità di Eduard Spranger con le neuroscienze cognitive di Daniel Kahneman.
1. Il filtro dei valori (Eduard Spranger) Nel suo celebre lavoro sui “Tipi di uomini”, Spranger individua forme di vita guidate da valori dominanti:
- Il Tipo Teorico ed Estetico tende a idealizzare. Cerca la perfezione formale, il senso ultimo, la coerenza dei principi. La realtà fisica è solo un’imperfetta bozza dell’idea.
- Il Tipo Economico e Pratico tende a realizzare. Valuta il mondo in base all’utilità, all’efficacia e ai risultati concreti.
Ma cosa spinge la nostra storia personale a farci propendere verso l’uno o l’altro tipo?
2. I meccanismi cognitivi (Daniel Kahneman) In Pensieri lenti e veloci, Kahneman ci ricorda come funziona il nostro cervello:
- Idealizzare è un processo guidato dal Sistema 2 (e nutrito dai bias): Quando idealizziamo, utilizziamo la nostra capacità di astrazione per costruire scenari ipotetici. Tuttavia, il Sistema 1 spesso interviene con la WYSIATI (“What You See Is All There Is”), facendoci vedere solo gli aspetti del quadro che confermano la nostra visione ideale, ignorando gli ostacoli reali.
- Realizzare richiede il passaggio all’azione ponderata: Realizzare significa tradurre l’idea in passi operativi, confrontandosi con la complessità del mondo reale. Chi ha sviluppato un’attitudine alla realizzazione ha imparato a disciplinare il Sistema 2 per calcolare i rischi reali, superando le scorciatoie mentali che promettono risultati facili.
L’impatto delle esperienze profonde Le esperienze che viviamo orientano questi meccanismi:
- Le delusioni o gli ambienti ad alto rischio spesso ci spingono verso la realizzazione. Impariamo che le idee non protette dall’azione falliscono, sviluppando una pragmatica resistenza alle illusioni.
- La ricerca di senso o la necessità di evasione ci orientano verso l’idealizzazione. L’ideale diventa un rifugio rigenerativo o una bussola indispensabile quando il presente è troppo stretto.
In conclusione Idealizzare senza realizzare produce frustrazione; realizzare senza idealizzare produce sterile routine.
Le organizzazioni e i leader migliori non sono quelli che scelgono una direzione sola, ma quelli capaci di usare l’ideale come bussola e la realizzazione come motore.
Marzio Zanato
SWITCH SRL
HR Chief of Staff Officier